Ho guidato una Chevy del ’54

Chevrolet Bel Air, 1954, un mito americano

La Avana, Cuba. Il mio sogno è andare a Viñales con una di quelle macchinone americane, ma a noi non è permesso. Devi prendere un taxi moderno, e qua moderno vuol dire una cosa tipo Zastava, ma io già ci sono andato su una Fiat 124, era del mio papà, erano gli anni ’60. I cubani hanno paura di noleggiare a uno straniero la loro auto particular, si passano  grossi guai, non tutti però sono intimoriti: “Vai al parcheggio del Capitolio e cerca Isidrito”, mi dicono.

Lo trovo subito e sono fortunato: Isidrito ha una Chevrolet Bel Air del ’54 verde metallizzato con i vetri neri, i paraurti cromati alti mezzo metro, le finte ruote a raggi. Una meraviglia.

Nei film americani vedi che queste macchine sbandano come se fossero di gomma anche nelle curve a trenta all’ora, e così pensi che siano dei salotti galleggianti. In realtà la Chevy sembra di più un furgone, un carro di legno. Pure i sedili sono duri, e non è nemmeno così spaziosa come sembra da fuori.

Isidrito guida molto lentamente, un po’ per non rischiare di buttar sotto chi fa l’autostop in mezzo all’autostrada, qua usa così, un po’ per non stressare questa macchina che ha un bel po’ di anni e manutenzione arrangiata. Dopo tre ore e centotrenta chilometri arriviamo a Viñales. Non era scontato.

La valle di Viñales, patrimonio dell’umanità

Isidrito è un grande. Ha capito che amo questa Chevy e me la fa guidare. È un grande perché per lui è solo un rischio, non solo perché se ci beccano è ancor peggio del passaggio, ma perché mi sembra di avere tra le mani una bomboniera di sottile cristallo. Lui la guida alla perfezione, per me sono difficilissime anche le manovre più elementari. I comandi sono tutti approssimativi, i pedali sono larghi come dei badili, lo sterzo ha un tratto di corsa a vuoto e poi i denti iniziano a prendere e così è per me impossibile andare dritto; la frizione è durissima, uso il cambio al volante a tre marce con la massima delicatezza ma gratto sempre. Il motore però spinge ancora bene, per guidare come lui, alla stessa velocità, devo solo sfiorare l’acceleratore.

Il cruscotto è schiacciato da un pugno di Isidrito sferrato mentre litigava con la moglie

Gli strumenti sono tutti a zero, zero tachimetro, zero carburante, il contachilometri è bloccato ma ci si arrangia. Ci si arrangia anche con le frecce, che non funzionano, divertendosi con le segnalazioni alla cubana: braccio aperto a sinistra fuori dal finestrino per la svolta a sinistra; braccio in alto fuori dal finestrino col gomito appoggiato allo sportello per la svolta a destra.

Superiamo una pattuglia, ferma dall’alto lato dell’autostrada. Un poliziotto ci guarda. Visto che qua l’inversione di marcia si fa semplicemente attraversando la striscia d’erba che separa le corsi, non è detto che l’abbiamo scampata. Ci fermiamo, e lascio la Chevy a Isidrito con un sospiro di sollievo. Dal mangianastri Sergent Garcia canta per noi es una linda mañana.

 

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